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Ascoltarsi per trovarsi

Ascoltarsi per trovarsi

C’è chi ad un certo punto nella vita si accorge di aver sviluppato una sorta di “radar” personale che lo guida fin nelle piccole cose, e c’è chi invece si sente come portato dal vento, dagli avvenimenti, dai doveri e -peggio che mai- dalle mode.
Capita troppo spesso -e non solo parlando con adolescenti- che le persone dicano chiaramente di non sapere cosa vogliono, o che identifichino i loro desideri personali con il successo sociale, la moda o vari generi di sballo, a cominciare dal bere; “ma a te cosa piace veramente, cosa vorresti?”, “ Non lo so.”
La perdita valoriale di cui si parla spesso è una realtà, la nostra cultura è così impregnata di mode, sciocchezze e paura di quei fatti che ci mettono a contatto diretto con il “succo” dell’esistenza, che molte persone sono davvero allo sbando, interpretano ruoli del tutto superficiali ma non sanno chi sono e patiscono profondamente la solitudine quando si trovano sole con sé stesse. Nel nostro intimo c’è la verità e lì siamo tutti affamati di verità e di “senso” della vita, molto più bisognosi di “essere” che di “avere” o “sembrare”.
La vita ha un senso che ci accomuna come specie umana per i valori umani di fondo (quelli che si stanno perdendo in mille rivoli improvvisati), tuttavia il “senso” dell’esistenza andrebbe cercato e trovato da ciascuno di noi in una sorta di viaggio individuale che valorizzi la nostra specificità e individualità; ciò che siamo e che possiamo essere trae alimento anche dalle nostre radici culturali, però ciascuno di noi è qui, vivo, perché deve aggiungere qualcosa di suo e quindi squisitamente personale, esprimendo anche nel quotidiano quello che sente di essere e che di sé può costruire. Niente di fantastico, eroico o da prima pagina dei giornali: basterebbe una fedeltà quotidiana alla nostra identità e alle nostre vere aspirazioni. Qual’è la difficoltà? Spesso noi siamo anche il risultato delle aspettative di altre persone, come i genitori, che sin da bambini ci mandavano dei messaggi anche inconsapevolmente che hanno influito nelle nostre scelte. Ancora di più noi spesso abbiamo colto le difficoltà psicologiche ed affettive di nostra madre o di nostro padre e ci siamo prodigati come crocerossini a rimediare a queste carenze, o riempiendo i loro vuoti, diventando “sono come tu mi vuoi!”.
Di conseguenza abbiamo imparato a soffocare i nostri bisogni e i nostri piaceri per dare spazio a quelli degli altri ed al dovere nei confronti della vita; così noi tendiamo a vivere una vita non nostra, la nostra l’abbiamo barattata con quella degli altri, per meritarci amore e sentirci paladini degli altri. Questa mancanza di autonomia e di autenticità può produrre disturbi psicologici come quelli alimentari, depressivi ed altri. Serve quindi una bussola per questo viaggio, occorre prima di tutto capire chi siamo. E non è la ragione che ci guida, è l’intuizione, la sensazione, un guizzo in cui sentiamo tutte le nostre cellule gioire oppure farsi piccole piccole nel momento in cui dobbiamo fare una scelta: il corpo mette in circolo le sensazioni giuste e ci permette di coglierle con la mente. Va ascoltato fin nelle cose più minute; cosa è meglio per noi fare, cosa dovremmo scegliere davvero per noi stessi? Qualcosa che ci fa giudicare più belli-ricchi-affascinanti di chi ci passa accanto per strada o qualcosa che a noi –non necessariamente agli altri- dà un’emozione?
E quale emozione sentiamo di voler provare? Quali ricordi, quali momenti per noi sono stati importanti e sono punti fermi e positivi nel nostro bagaglio? Cosa ci rende gioiosi, cosa ci fa sentire più veri? Quale immagine di noi ci arricchisce perché ci svela a noi stessi, e quali modi che non ci appartengono proponiamo a noi stessi per inerzia? Quali, fra le cose che avremo detto, fatto, pensato, ci avrà messo in contatto con la parte più vera di noi? Quali, tra le minute scelte quotidiane, ci farà sentire fieri di noi? Forza, cominciamo, è solo questione di allenamento, occorre solo cominciare ad osservarsi ed ascoltarsi onestamente.