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Restituire significato alle emozioni

Restituire significato alle emozioni

La diagnosi di tumore è un trauma, spesso ne consegue la scissione come difesa dal vissuto di impotenza, una parte scissa del sé corporeo: la rappresentazione di una bestia che si insinua nel proprio corpo, causando degrado fisico, associato ad un dolore che consuma il corpo e fa impazzire la mente. La malattia la si percepisce mostruosa quando i suoi effetti sono visibili all’esterno, soprattutto sul  volto, oppure agli organi associati alla sessualità.

Noi occidentali siamo attratti dalla bellezza, alla ricerca dell’armonia e dell’asimmetria dei tratti somatici, ne consegue una sensazione di completezza ed equilibrio. Leonardo da Vinci è l’artista che meglio ha rappresentato questo concetto dove ogni organo era perfettamente disegnato e adatto allo scopo.

Invece siamo turbati dall’asimmetria soprattutto nei tratti del viso, più di altre parti del corpo perché richiede una risposta emotiva più pesante, poiché richiede di tollerare le differenze e in definitiva la nostra finitezza. La bruttezza è spesso percepita come cattiva e maligna, proprio come nel romanzo Frankenstein, in cui il protagonista, la Creatura del romanzo di Mary Shelley, suo malgrado è stato creato brutto, ma è diventato anche cattivo come reazione alla non accettazione da parte del suo creatore. Ciò che è brutto viene avvertito anche come pericoloso, da cui prendere le distanze, perché è un pericolo per il nostro sé, poiché la bruttezza è qualche cosa che noi non riusciamo ad integrare nella percezione di noi stessi e che depositiamo nell’altro percepito-come-brutto.

Pertanto noi siamo attratti anche dalla bruttezza e dai brutti, perché depositiamo in loro le nostre- parti- brutte e ci allontaniamo da loro attraverso la scissione e la proiezione nell’altro, lontano da noi. Da qui l’etimologia della parola mostruosità, che deriva da mostrare, mettere fuori, qualche cosa che è scomoda da tenere dentro nella percezione di sé. Per queste ragioni il malato oncologico si sente discriminato, stimola imbarazzo e vergogna verso se stesso e verso gli altri, così come è stato ben descritto nel romanzo La Metamorfosi di F. Kafka, quando descrive i pensieri depressivi e angosciosi di Gregorio Samsa, quando  svegliandosi una mattina si ritrova nel corpo di uno scarafaggio.

Il dolore oncologico lo si può codificare come fisico, psichico, sociale, quindi globale. Sempre associato alla paura che diventa un co-inquilino della propria esistenza, si susseguono vissuti di perdite sociali con la sensazione di emarginazione, percependosi un peso per sé e per la propria famiglia.

L’insieme e la sommatoria di questi aspetti creano una sofferenza, che viene percepita come annichilente, perché portatrice di cattive aspettative che ostacolano il mantenimento di un atteggiamento vitale di speranza.